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January 16 il papa e romaIn risposta a Ezio Mauro. Caro Ezio Mauro, forse noi viviamo in due italie diverse. Non tanto geograficamente, quanto come immaginario. Nella sua, esiste ancora una italia unica, unita sotto la costituzione condivisa. Nella mia, gia da tempo, esistono posizioni inconciliabili, che vogliono imporsi sugli altri punti di vista. Nella mia italia, c'è un'offensiva revisionista che vorrebbe imporre una visione della storia distorta, e che utilizza la libertà di parola per sopprimerla. Nella mia italia c'è una chiesa che impone l'agenda politica anti-laica, facendosi scudo della libertà di parola concessa dallo stato laico. Non mi sembra così grave, nè strano, rifiutare un soggetto politico dentro un luogo di ricerca, non in un clima di evidente scontro. Non è passata da molto tempo l'indirizzo della Santa Sede contro l'aborto, la cui retorica è stata peraltro di pessimo gusto, associandolo alla pena di morte. Non è passato da molto tempo l'immediata reazione di alcuni cattolici, pronti a raccoglierla nelle loro boutades politiche. L'Italia è l'unico paese ad avere Papa la mattina, la sera e il pomeriggio. E' questa una forma di laicità dello stato? Senza piu nemmeno la mediazione imbrigliante della DC, la Chiesa è direttamente un attore politico di spicco, presente in ogni ambito della vita pubblica. Io, a dire il vero, non ho mai avuto la possibilità di sentire alla tele il Dalai Lama fare i suoi sermoni tutti i giorni. Nè qualche valdese durante la messa di fine anno. O, ancora peggio, un Imam predicare la pace e la fratellanza. Loro non esistono, mediaticamente parlando. Mi viene da chiedermi se questa è una condizione di libertà e di equità: stesso discorso che pochi sollevano a proposito dei "per mille" delle nostre tasse, oscuramente assorbiti in gran parte dal tesoro pontificio, o dell'ICI. Come si puo pretendere di essere istituzionali nei confronti di coloro che non hanno rispetto per le istituzioni? che le minacciano nel loro fondamento, nel loro essere pubblico aperto e disponibile, volendo imporvi un marchio ben definitamente di parte? La democrazia italiana non è (mai?) stata istituzionale, e la costituzione ha fallito nella sua capacità di creare un unico spazio pubblico condiviso. La guerra, il ricordo delle sofferenze e la paura della dittatura, sono riusciti per un poì' a colmare questa spinta centrifuga, ma non certo a sanarla. Venute a meno loro, le parti la fanno da padrona. Smettiamo di essere buonisti e fintamente repubblicani: non esiste in italia un senso del pubblico. I politici in primis dimostrano, constantemente, la loro inaffidabilità come pensiero del comune. Mastella, vistosi inquisito, invoca la sua specificità di cattolico; L'uno fa favori a destra, l'altro a sinistra. L'invocare la speranza cattolica è arma politica sbandierata e osannata, cosa che peraltro si integra bene con l'idea pontificale di intervento sull'ambito politico. Non è possibile, allo stato attuale, dichiarare gli illeciti di una parte per non scoprire gli illeciti dell'altra( vedi Cuffaro e Speciale): in un clima del genere è evidente che non ci sia spazio per un istituzione. Piu il sistema politico rimane corrotto, piu si deve appoggiare sulle parti senza poter fare appello al bene comune. Piu ci si appoggia alle parti, piu queste hanno potere e possono mettere in crisi le istituzioni. Dunque, perchè stupirsi? Perchè gridare, come al solito, allo scandalo di fronte al morto che puzza quando se ne sente l'odore, quasi si fosse dimentichi di averlo ucciso prima? Smettiamola di fingere un istituzionalismo di facciata, buonista, alla "ora che c'è il PD tutto andrà bene". Cominciamo a porci il problema della decadenza del pubblico, e a cercare qualcuno che abbia voglia di reintegrarlo sul serio. Fino ad allora, Papa, no grazie. January 15 Sous la pluieJ'adore la clarté des professeurs francaisès, sauf qu'ils disent rien. Par contre, les profs italien font des cours très profonds sur un sujet, mais personne ne les comprend. January 09 Le collège de FranceD'abord, je m'excuse pour ceux qui ne comprennent pas le français, et non plus le dialect Arsàn, car avec l'un o u l'autre on arriverait tres bien a decifrer mon horrible français. Bien, apres cette "Escusatio non petita" , on voudrais vous proposer deux petites aneddoctes qui m'on assez frappés aujourd'hui. Le Collège de France En France, ou mieux, à Paris existe le Collège de France. S'agit d'une institution, totalment publique et à libre access, qui veut rendre publique la recherche en cours dans le differents domains du Savoir. Parmi d'autres, Foucault etait professor là-bas, et exposait ses theories tout à fait trasgressives dans un quadre absoluement formel. C'est la grande capacite d'accueil des institutions françaises. Donc, moi aussi, je voulais tributer mon pelgrimage a cet temple du Savoir. Et Aujourd'hui et lundì je l'ai enfin accompli. Imaginez vous moi, petit ètudiant erasmus, donc meme pas chez lui, en se rapprochant à ce lieu sacré, imaginez vous ma petit tremblance, au moin intellectuel, à penser quelles decouvertes sur le sens de la vie je etait en train de faire! Eh bien, imaginez vous ma surprie quand, apres avoir supere les controles de vigilance, j'ouvre le solemne porte qui amène a la sale et...Je me trouve vis-à-vis avec une platée de veillards, plus o moins tout d'haute bourgesie, à fatigue capable de se deplacer. Jeune, 10 procent, Colorés, 0 procent. Mah. La grillade Assez deçu de l'ambience, mais tout à fait exalté par le cours de Rosanvallon, je returne chez moi avec la ligne 4, et je descend a Gàre de l'est. Ici je sens un etrange odeur, mieux parfum, dans l'air, comme des sublimes morceaux de viande qui se grillent lentament sur le feu. Impossible, je pense, c'est paris ici, pas de grill-aktion comme en Allemagne. Je continue ma promenade, et je decouvre un véritable grill bati par les ouvriers de la mairie, ou de l'enterprise, en charge de restructurer quelque chose a coté de la Gàre. Encroyable. |
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