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    December 25

    la fine

    Viamarsala 17 non esiste piu. Non esiste piu da tempo. Un po' utopia, un po' sogno, forse non ha mai esistito. Tempo di voltare pagina. Tempo di crisi, che forse se arrivasse davvero sarebbe ora: la fine dei tempi, il giudizio apocalittico?
     
     
     
    May 24

    aggiornare il blog!

    Quello che è chiaro è che non riesco sicuramentre a aggiornare costantemente il blog, e forse non ci riuscirò mai. Boh, non che sia un grande problema...dopotutto in parte il blog è uno strumento per sapere gli affari degli altri senza preoccuparsi di fare lo sforzo di scrivere una mail :P

    Da una altra parte, è uno buon strumento per pubblicare ,ovvero rendere pubbliche, delle idee, dei ragionamenti, dei pensieri. E giusto per non dimenticare che certi soggetti sono ancora vivi da qualche parte ! :P

    Comunque, ora sto cercando stage, a Parigi, per il mese di giugno e, eventualmente, luglio. Giusto per fare curriculum, piu che per la speranza o convinzione di imparare qualcosa. A parte quello, ritorno in italia previsto per il 28/06, una settimana di giri, poi di nuovo in francia e poi...Poi vedremo. Ci sarebbe in programma un salto balcanico-greco alla fine di agosto, ma dipende tutto da cosa succederà l'anno prossimo. Ovvero, in quale parte della germanià sarò.

    Sì, a quel paese la ricerca italiana, dove non esistono possibilità concrete di essere presi sul serio. Se devo essere ignorato, almeno preferisco farlo dove dico io, ovvero in una grande città in cui male che vada, imparo una lingua...E bene che vada, si trova una qualche chanche. Se avessi saputo parlare un migliore tedesco, a giugno sarei a Berlino in uno stage del Parlamento Europeo. Chiaro, non sarebbe magari lo stage della vita, ma una buona opportunità comunque. Imparare dagli errori, insomma...:P

    E poi...poi il progetto del sito, www.polytropos.eu di riflessione sull'identità europea. Il progetto di raccogliere le relazioni-tesine-tesi scritte, rielaborarne un pochetto e pubblicarle in uno di quei tristissimi libri auto-impressi...Su internet ormai puoi con 6 euro farti il tuo testo! E' inutile, siamo daccordo, ma giusto per metterli da qualche parte, e cogliere l'occasione per cambiare, lavorare ancora, limare, perfezionare...cosa che senza un obbiettivo- il libro- so già che non farò mai.

    Basta? Tutto qua? ...ora bisognerebbe giusto cominciare :P
    May 14

    forza di Pietro

    Cito quest'uomo perchè per una volta sembra che sia stato capace di fare un discorso da oratore. Più o meno


    "il leader dell'Italia dei valori richiama il presidente della Camera, Gianfranco Fini, al suo compito: «Spetta a lei consentirmi di parlare», sottolinea dopo le ripetute proteste dai banchi della maggioranza. «Lei conosce bene quest'aula - replica Fini - ed è naturale che possano esserci delle interruzioni: dipende da ciò che si dice». Pronta la controreplica di Di Pietro a Fini: «Ha proprio ragione, presidente: dipende da quello che si dice. Qui non bisogna disturbare il manovratore...». E dai banchi dell'Idv si alza un «Bravo! È l'unica opposizione»."

    Dal sito del corriere di oggi, merc 14 maggio.
    April 08

    La Lettera

    "la tutela dell’unità della Nazione, il rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata; la fedeltà alla Costituzione repubblicana; la fedeltà alla bandiera Tricolore e all’Inno di Mameli"

    La lettera di veltroni è una baggianata perchè:

    a) La Nazione è un concetto assurdo, che non ha più, ne mai avrebbe dovuto avere, senso di esistere. Chi dice nazione dice separazione, conflitto, esclusione. Sfortunatamente la nazione come contenitore aperto, idea illuministica, ha lasciato il posto alla nazione chiusa su sè stessa. Storicamente. Inoltre, il concetto di nazione tende a diventare il criterio totalizzante, sia a livello culturale che a livello politico. Dentro la nazioni non vengono, dunque, tollerate delle altre nazioni. And what if qualcuno di noi volesse essere altro che italiano? No, noi siamo italiani, dobbiamo esserlo. Punto. E se non siamo culturalmente italiani, allora out, via dalla politica. No matters chi o cosa sei. Fuori, sciò, vattene, immigrato e clandestino. La nazione non ha un buon passato, non è un buon concetto, e non ha futuro. E' stato un modo per manipolare le persone ( vedi i nazionalismi indotti dei balcani). Non è mai stato il "plebescito di tutti i giorni" che Renan tanto invocava.

    b) Violenza. Nessun violento direbbe mai di esserlo, se aspira a una legittimità. E inoltre, colui che si fa violento senza legittimazione non ha posto in politica. E' un capo-banda, non un politico. Se qualcuno ha bisogno di giurare di non praticare la violenza, significa che prima la praticava. Significa, dunque, che è un soggetto già al di fuori della sfera pubblica, e che se non lo è dovrebbe esserlo.

    c) La costituzione: tutti giurano quando sono eletti.

    d) La bandiera e l'inno: come sopra, per la nazione.


    Anzichè proporre delle idee, sfrutta solo un effetto comunicativo, stimolando le peggiori parti dell'istinto umano. Anzichè impegnarsi su temi sui quali non ha forza nè idee, sposorizza temi e concetti odiosi. Tranne, forse, che a Fini.


    Ho deciso, voterò astensione.



    March 20

    italia delle pillole

    Senza parlare di droga, per una volta.


    http://mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?uuid=acd025ca-f5eb-11dc-9514-0003ba99c667


    viva l'italia! viva lo scaricabarile! viva la (dis)funzione pubblica!



    March 05

    l'opinion publique

    C'est quoi, l'opinion publique?


    Je veux dire, est-ce que quelqu'un a jamais entendu parler du M. Opinion Publique? Peut-etre qu'il est un surgelé, qu'il faut réchauffer et voilà, pret en table. Ou bien on entend par ce mot bizarre...un groupe d'hommes? Oui, ça doit etre ça...mais alors, lequel? De qui on parle, quand on déclare: l'opinion publique? C'est une association de trafiquants de drogue? Une famille mafieuse? Un parti pseudo-communiste? D'où viennent les gens qui la composent? Quelles sont ses attitudes, ses abilités, ses coutumes, ses territoires? Comment passe-t-on des attitudes des hommes à celles du groupe?
    Surtout, est-il un groupe? Les hommes en son sein se connaissentils? Ont-ils défini leurs règles? Ont-ils un sentiment d'appartenance à l'opinion publique? Existe-t-il un représentant de ce groupe? Qu'est-ce qui rend ces hommes unifiés? Qu'est-ce qui nous permet de le penser comme unité? Et eux, peuvent-ils se penser comme unité?
    Ou bien l'opinion publique est un groupe fictif, unifié artificielment non par des relations entre les hommes en son sein, mais par un paramètre extérieur? Un paramètre extérieur avec lequel tous les hommes de ces dits groupes ont relations, meme sans avoir de relations reciproques entre eux. Un objet qui ne se configure pas, comme un drapeau, comme un symbole pour quelque chose d'autre, mais qui simplement est commun à tous, meme sans avoir pour ces gens une signification ou une valeur particulière. Chose qui peut etre non pas réelle, mais supposée. Un point de vue, par exemple. Nous sommes tous opinion publique par rapport à l'oeil qui nous observe. Un quelconque oeil qui nous observe. Ou bien un écran, que nous voulons regarder. Peu importe le sens de la relation: l'opinion publique est regroupée, prete pour etre décrite, rattrappée, convaincue.

    Definition instrumentalle pour nous regrouper dans un unique contenant, mètre d'analyse pour champions statistiques quantitatifs, paramètre pour les showmen et les politiciens, elle est le synonyme de l'absence de relations directes. On n'appellerait jamais opinion publique les voisins, les familiers, les camarades d'école, université ou village. Si nous sommes partie de quelque chose, elle ne peut pas constituer une opinion publique. Si la chose que nous observons à des liens directs et étroits, il ne nous viendra jamais à l'esprit de l'appeler "opinion publique".



    February 20

    ....pd?

    Dal sito del corriere: Pd e Pdl contro la par condicio per favorire i loro due schieramenti.

    eccola qua, la prima inciuciata

    Sul sito della repubblica, nulla.


    che vergogna.



    February 19

    La grippe

    De wikipedia...

    "La grippe (ou influenza) est une maladie infectieuse fréquente et hautement contagieuse causée par trois virus à ARN de la famille des Orthomyxoviridae (Myxovirus influenzae A, B et C), touchant les oiseaux et certains mammifères dont l'Homme....Chez l'être humain, ses symptômes les plus fréquents sont la fièvre, les céphalées, la toux, les maux de gorge, les douleurs musculaires, l'asthénie et la perte d'appétit, accompagnés d'un sentiment de malaise général...Dans les cas les plus sérieux, la grippe se complique de pneumonies parfois fatales."


    ben, merci! :P


    c'est très très consolant :p


    February 15

    la cravatta

    Abito nero, camicia viola.

    Cravatta?

    mah
    January 16

    il papa e roma

    In risposta a Ezio Mauro.


    Caro Ezio Mauro,

    forse noi viviamo in due italie diverse. Non tanto geograficamente, quanto come immaginario. Nella sua, esiste ancora una italia unica, unita sotto la costituzione condivisa. Nella mia, gia da tempo, esistono posizioni inconciliabili, che vogliono imporsi sugli altri punti di vista. Nella mia italia, c'è un'offensiva revisionista che vorrebbe imporre una visione della storia distorta, e che utilizza la libertà di parola per sopprimerla. Nella mia italia c'è una chiesa che impone l'agenda politica anti-laica, facendosi scudo della libertà di parola concessa dallo stato laico.

    Non mi sembra così grave, nè strano, rifiutare un soggetto politico dentro un luogo di ricerca, non in un clima di evidente scontro. Non è passata da molto tempo l'indirizzo della Santa Sede contro l'aborto, la cui retorica è stata peraltro di pessimo gusto, associandolo alla pena di morte. Non è passato da molto tempo l'immediata reazione di alcuni cattolici, pronti a raccoglierla nelle loro boutades politiche. L'Italia è l'unico paese ad avere Papa la mattina, la sera e il pomeriggio. E' questa una forma di laicità dello stato? Senza piu nemmeno la mediazione imbrigliante della DC, la Chiesa è direttamente un attore politico di spicco, presente in ogni ambito della vita pubblica. Io, a dire il vero, non ho mai avuto la possibilità di sentire alla tele il Dalai Lama fare i suoi sermoni tutti i giorni. Nè qualche valdese durante la messa di fine anno. O, ancora peggio, un Imam predicare la pace e la fratellanza. Loro non esistono, mediaticamente parlando. Mi viene da chiedermi se questa è una condizione di libertà e di equità: stesso discorso che pochi sollevano a proposito dei "per mille" delle nostre tasse, oscuramente assorbiti in gran parte dal tesoro pontificio, o dell'ICI.

    Come si puo pretendere di essere istituzionali nei confronti di coloro che non hanno rispetto per le istituzioni? che le minacciano nel loro fondamento, nel loro essere pubblico aperto e disponibile, volendo imporvi un marchio ben definitamente di parte? La democrazia italiana non è (mai?) stata istituzionale, e la costituzione ha fallito nella sua capacità di creare un unico spazio pubblico condiviso. La guerra, il ricordo delle sofferenze e la paura della dittatura, sono riusciti per un poì' a colmare questa spinta centrifuga, ma non certo a sanarla. Venute a meno loro, le parti la fanno da padrona.

    Smettiamo di essere buonisti e fintamente repubblicani: non esiste in italia un senso del pubblico. I politici in primis dimostrano, constantemente, la loro inaffidabilità come pensiero del comune. Mastella, vistosi inquisito, invoca la sua specificità di cattolico; L'uno fa favori a destra, l'altro a sinistra. L'invocare la speranza cattolica è arma politica sbandierata e osannata, cosa che peraltro si integra bene con l'idea pontificale di intervento sull'ambito politico. Non è possibile, allo stato attuale, dichiarare gli illeciti di una parte per non scoprire gli illeciti dell'altra( vedi Cuffaro e Speciale): in un clima del genere è evidente che non ci sia spazio per un istituzione. Piu il sistema politico rimane corrotto, piu si deve appoggiare sulle parti senza poter fare appello al bene comune. Piu ci si appoggia alle parti, piu queste hanno potere e possono mettere in crisi le istituzioni.

    Dunque, perchè stupirsi? Perchè gridare, come al solito, allo scandalo di fronte al morto che puzza quando se ne sente l'odore, quasi si fosse dimentichi di averlo ucciso prima?


    Smettiamola di fingere un istituzionalismo di facciata, buonista, alla "ora che c'è il PD tutto andrà bene". Cominciamo a porci il problema della decadenza del pubblico, e a cercare qualcuno che abbia voglia di reintegrarlo sul serio. Fino ad allora, Papa, no grazie.
    January 15

    Sous la pluie

    J'adore la clarté des professeurs francaisès, sauf qu'ils disent rien. Par contre, les profs italien font des cours très profonds sur un sujet, mais personne ne les comprend.
    January 09

    Le collège de France

    D'abord, je m'excuse pour ceux qui ne comprennent pas le français, et non plus le dialect Arsàn, car avec l'un o u l'autre on arriverait tres bien a decifrer  mon  horrible français.

    Bien, apres cette "Escusatio non petita" , on voudrais vous proposer deux petites aneddoctes qui m'on assez frappés aujourd'hui.

    Le Collège de France

    En France, ou mieux, à Paris existe le Collège de France. S'agit d'une institution, totalment publique et à libre access, qui veut rendre publique la recherche en cours dans le differents domains du Savoir. Parmi d'autres, Foucault etait professor là-bas, et exposait ses theories tout à fait trasgressives dans un quadre absoluement formel. C'est la grande capacite d'accueil des institutions françaises.
    Donc, moi aussi, je voulais tributer mon pelgrimage a cet temple du Savoir. Et Aujourd'hui et lundì je l'ai enfin accompli.
    Imaginez vous moi, petit ètudiant erasmus, donc meme pas chez lui, en se rapprochant à ce lieu sacré, imaginez vous ma petit tremblance, au moin intellectuel, à penser quelles decouvertes sur le sens de la vie je etait en train de faire!
    Eh bien, imaginez vous ma surprie quand, apres avoir supere les controles de vigilance, j'ouvre le solemne porte qui amène a la sale et...Je me trouve vis-à-vis avec une platée de veillards, plus o moins tout d'haute bourgesie, à fatigue capable de se deplacer.
    Jeune, 10 procent, Colorés, 0 procent.
    Mah.

    La grillade

    Assez deçu de l'ambience, mais tout à fait exalté par le cours de Rosanvallon, je returne chez moi avec la ligne 4, et je descend a Gàre de l'est. Ici je sens un etrange odeur, mieux parfum, dans l'air, comme des sublimes morceaux de viande qui se grillent lentament sur le feu. Impossible, je pense, c'est paris ici, pas de grill-aktion comme en Allemagne. Je continue ma promenade, et je decouvre un véritable grill bati par les ouvriers de la mairie, ou de l'enterprise, en charge de restructurer quelque chose a coté de la Gàre.
    Encroyable.
    December 27

    La patria ( ? )

    Difficile dire cosa è la patria. Ancora di piu, sapere dov'è.


    Certo, un cotechino marchia i confini di casa, soprattutto se cucinato da mani esperte, quelle che lo hanno fatto per 21 anni. Ma il gusto delle cose è diverso, poichè il palato è diverso. Non piu capace di cogliere certe armonie di sapori, legate a un'uniformità di vedute, a una compenetrazione di luogo e , per così dire, spirito.

    Ora è diverso: il brodo di gallina ha un gusto povero, sciapo, là dove prima evocava una sinfonia di sapori. Esemplare malriuscito, o sintomo di un distacco, di un cambiamento?

    E' curioso notare come il legno decida, dopo diverse mezzore -unità di tempo più simpatica- di esposizione alle braci ardenti, di bruciare tutto in un istante, intenso e rapido. Dopo un lungo sonno, si risveglia così, in un baleno di colori. E' questo il suo scopo, la sua intima rivelazione? Sono gli anni di sopita attività che si rivelano in un cambiamento, o esso è l'impazzita risultante del caso, e di un azzardo destabilizzante?

    Modo curioso di  formulare risposte, spacciandole per domande. Fatica di un'italiano provato da un uso corrente senza una mente abituata a sopportarlo.
    Sta di fatto, che  i capelletti hanno un altro sapore, rispetto a quello che ricordavo, e che bisogna riabituarcisi. E poi farne scorta- pancia mia, dico a te- perchè lassù, l'inverno è lungo.

    Faticoso.

    Ma molto, molto bello.

    Ci rinuncerei, ora, per un piatto di cappelletti- scritto e gustato all'emiliana- e una vita di pacifico studio davanti al camino?

    .............Serà continué......

    December 09

    processus de bulogne- commentaire à la fin

    "

    Notre mobilisation, nous ne nous en cachons pas, a été d'ampleur nationale, mais trop faible et trop peu coordonnée pour être entendue. Cependant, elle nous a permis de mettre en évidence et de clarifier à la fois la portée de nos revendications, mais aussi la gravité de la situation actuelle.

    La loi sur laquelle porte notre mobilisation, c'est-à-dire celle sur l'autonomie des universités, a été négociée et adoptée durant les vacances d'été, sans que la communauté universitaire ne soit en mesure de se réunir pour en discuter afin d'en saisir tous les enjeux.

    Nous avons très tôt dénoncé les méthodes utilisées par ce gouvernement pour faire passer ses réformes, qui en règle générale n'emportent pas l'adhésion d'une majorité. Cette loi de réorganisation de l'enseignement supérieur est suffisament importante et grave pour qu'un véritable débat aie dû être organisé avant toute légifération. La LRU n'est que l'aboutissement de la fièvre de privatisation engagée par les libéraux contre les services publics essentiels et n'est qu'un pas de plus vers la mise en concurrence des moindres éléments constitutifs de notre société. Mûrie depuis une dizaine d'années par les politiciens libéraux de nos gouvernements européens, la LRU n'est que l'application française du processus européen de Bologne signé en 1999 par les Etats membres de la communauté européenne dans le but de mettre en concurrence entre elles ses universités. La preuve en est les mobilisations comme à Barcelone en Espagne ou Manheim en Allemagne contre les conséquences de ces politiques libérales. Car cette loi permet ni plus ni moins :  la dépense libre des dotations de l'Etat, voire libre fixation des frais de scolarité, c'est-à-dire une augmentation progressive et sans limite des frais d'inscriptions.  la répartition libre des crédits de l'Etat dans les différentes filières, donc instauration de filières dites rentables et fermeture progressive de filières dites "poubelles"  une sélection progressive sur dossier à l'entrée de l'université.  un recrutement autonome des enseignants, des chercheurs et du personnel administratif. Voire libre gestion de la politique salariale et des plans de carrière, donc signature de contrats de droit privé.  la perte de représentativité des enseignants, personnels et étudiants dans les Conseils d'Administration au profit de la seule présidence.  l'entrée des entreprises dans les organes décisionnels de l'université, impliquant le droit de regard des chefs d'entreprises sur les budgets et le contenu des filières.  l'appel à des financements privés de la part des universités pour subvenir aux besoins financiers dont l'Etat s'est désengagé.  l'acquisition de valeurs mobilières et constitution de fonds de placements par les universités, donc transformation de l'université en entreprise.

    Il était donc de notre devoir et de notre droit de nous opposer fermement à cette nouvelle loi qui s'inscrit encore une fois dans une logique globale de désengagement de l'Etat et de casse des acquis sociaux au profit d'un idéal irresponsable qui prône la concurrence, le profit et la croissance perpétuelle.

    Nous demandons à ce que la société prenne conscience que le chômage n'est que le résultat de ces politiques qui se sont mises en place depuis les années 1980. Ce n'est pas le système éducatif qui doit s'adapter aux caprices des entreprises, mais au chefs d'entreprises de prendre en considération la valeur de nos formations et de nos diplômes. Si aujourd'hui une majorité de la société française est mécontente et s'est prononcée à 54,67% contre le projet de constitution européenne en 2005, c'est sans doute que le libéralisme et l'esprit sécuritaire de nos gouvernements ne sont pas une réponse à la précarité, au chômage, au faible pouvoir d'achat et aux nombreuses plaies de la société actuelle.

    Nous souhaitons interpeller le gouvernement sur sa façon d'envisager le dialogue social. Faire des descentes dans les usines et parader dans les quartiers populaires, être omniprésent dans les médias, tout en augmentant ses propres salaires et prendre ses vacances sur un yacht, c'est la conception de la politique que peuvent avoir Bush ou Poutine, mais ce n'est pas ce que nous attendons d'une démocratie. Parallèlement, l'autisme de notre gouvernement, son incapacité à tenir compte de la colère qui s'exprime dans la rue et dans les quartiers, le recours permanent aux symboles et aux émotions, à la répression, sont autant de signes d'une radicalisation du pouvoir que nous contestons vivement.

    Enfin, les syndicats invités à la table de négociation par notre gouvernement n'étaient pas représentatifs de la communauté étudiante qui demandait expressément l'abrogation de cette loi et non son amendement. C'est une des raisons qui ont poussé la coordination nationale réunie à Lille les 24 et 25 novembre de se distancer de l'UNEF majoritaire, parce qu'elle n'était pas en phase avec les revendications des étudiants mobilisés, décision délicate qui a eu le mérite de montrer qu'un mouvement n'est pas qu'une initiative syndicale. Le mouvement étudiant n'a jamais considéré l'UNEF majoritaire comme le fer de lance de sa mobilisation et réprouve les tentatives de négociation engagées par Jacques Julliard au nom d'une communauté universitaire qu'il ne représente pas.

    Dans l'idéal, nous avançons les revendications suivantes :  la suppression de la LRU, de la Loi sur l'Egalité des Chances et l'opposition à l'instauration du processus de Bologne.  un service public gratuit, de qualité et non soumis aux lois du marché (qui implique la suppression des franchises médicales).  la titularisation des précaires de la Fonction Publique.  les 37,5 anuités pour tousTes  la généralisation de la semaine de 4 jours (32 heures) générant la création de CDI.
     une meilleure répartition des richesses, par l'instauration de taxes sur les grosses fortunes et les transactions.  la régularisation des sans papiers présents sur le territoire français (impliquant l'arrêt des expulsions).  l'abandon des réformes de la carte scolaire et de la carte judiciaire.
     un logement décent pour tous.

    LES ETUDIANTS MOBILISES CONTRE L'AUTONOMIE DES UNIVERSITES"

    Pris par indymedia.paris


    Froncement je trouve que l'haine vers le processus de Bologne  est un indicateur d'une  situation d'empasse  de la France. Elle est pris entre une tendence à detruire l'etat social, c'est vrai, et une tendence a s'arraciner, sans pouvoir voir autre solutiones. Elle est un'athlete  en train de salter l'obstacle qui n'arrive pas a le passer, mais non plus a returner en arriere. Elle est en  equilibre instable , sotenue a mala peine par sa inertie.

    Bizarrament, le theme de l'europe en France n'est pas un moment de discussion sur le condition politique, mais sur le conditiones sociales, donc sur chomage et welfare, avant que sur qui nous sommes, comment nous nous voulons ou voudroins exprimer. On parle pas de comment vivre enseble, mais de comment garantir les droits, qui sont toujours et soulement ceux françaises. La peur de perdre le privileges obtenus est plus fort que la tentation de construir un avenir. Et de ça on è pas capable de voir le processus de Bologne comme un moment de configuration d'un plan commune mais different de l'istruction publique. On le voit soulement comme un moment de elimination de l'etat social.

    Bin sur, ce gouvernament est en train de l'affaiblir, ce  Welfare. Mais il le ferait pas a cause de la directive europeenne; elle est soulement une cause secondaire , un'occasione pour introduire reformes de changement. Ce n'est pas mauvais en soi, ce idee de creer un espace similaire, mais different en europe.  plutot on peut discuter sur comment il faut regler les universitè, mais ça n'as rien a voir avec le processus de Bologne. C'est a chaque etat, de le regler. Si l'universitè francaise a des problemes, ce n'est pas a cause de l'europe. Si aujourd'hui on a un gouvernement qui veut le resoudre avec des moyennes discutables, ce n'est pas a cause de l'europe. Si on est pas etait capable de les resoudre avant, ce n'est pas a cause du processus de Bologne.
     La gauche qui s'oppose à la privatisation n'est pas capable de recepir l'istance d'overture e de changement des istitutions posé par notre epoque, avec ses cotes positives. Donc elle se configure comme arcaique, obsoletè, peurosè, laissant le champ libre à une gauche intraprendent et innovatrice. Qui, maleureusement, se presente comme la force du changement.

    December 04

    l'ultima grande rottamazione: il pd, il centro, la fede.

    Oggi, il corriere citava il caro Dalema di fronte a studenti: "non sono cattolico, ma sento il fascino della fede...no al matrimonio gay perche offenderebbe la maggioranza degli italiani".

    Auesta e l'ultima grande re-invenzione di una politica italiana, incapace di innovarsi ma sempre intenta a travestirsi. Un partito democratico che non solo parla i temi della destra, a livello di riforme e di slogan( letta e l'economia del benessere, veltroni e la sicurezza populistica ) ma si comincia anche a proporre come elemento di 'richiamo forte per i cattolici. Dalema, anziche affermare l'indipendenza dello stato di fronte agli attacchi sempre piu diretti e precisi del Vaticano, accoglie come dato di fatto, immutabile e incontestabile, la fede degli italiani. Di piu, ne fa uno strumento di azione per il legislatore, un parametro che non ha bisogno di giustificazioni e che anzi deve guidare la legge. Non si puo fare una legge contro il sentimento dei cattolici.

    Il problema e allora chiedersi cosa ci sta a fare la legge sull' aborto; la legge sui divorzi. O d'altro canto, cosa succederebbe se alla sensibilita cattolica non piacessero piu le scarpe sinistre, o l'eleggibilita delle donne. E ancora, cosa dobbiamo dire di tutte quelle altre fedi ed identita che sono in qualche misura offese da qualche legge? Eliminiamo il diritto di parola alle donne perche urta la sensibilita di qualche fondamentalista islamico? Togliamo il diritto dei piu umili a essere riconosciuti come uomini perche per gli indu sono paria?

    La verita e che il matrimonio gay, per quanto non generi prole, e qualche cosa che non puo essere trattato diversamente da altri temi sociali; nessuno stato serio puo permettersi di legiferarvi accogliendo istanze religiose, e meno di non accettare poi una continua rivendicazione da parte di tutte le confessioni e di tutti i gruppi ad avere parte nel processo politico.

    Di piu, il non riconoscimento del matrimonio gay lede il diritto a un egual trattamento di tutti i cittadini in quanto tali. Argomenti come il suo valore sociale ( se dunque possa funzionare una societa senza piu il modello della famiglia) non hanno troppo senso, poiche pongono domande in un senso divinatorio e hanno l'unico risultato di incutere timore. Domandarsi se e possibile la societa senza famiglia tradizionale, equivale a prospettare l'apocalisse- il crollo della societa- qualora la risposta sia no. E siccome non e possibile risolvere questo enigma, a causa del suo proiettarsi in un futuro non prevedibile, non ci lascia altro che con l' angoscia di una possibile catastrofe.
    LA giusta domanda e, invece, che tipo di societa sara quella del futuro; in cui la famiglia tradizionale, per altro gia inesistente, non ha piu un ruolo fondamentale? Un po' di etnologia ci insegnerebbe a vedere come non esista solo un modello di societa; un po' di storia ci farebbe vedere come noi stessi siamo un prodotto di un momento di crisi e di innovazione. Ci insegnerebbe come i nostri modelli presunti eterni non siano altro che piccole cristallizzazioni di un magma fluido.

    Certo, non invoco la necessita di scegliere tutto. Non voglio dire che, dal momento che tutto e risultato di un cambiamento, possiamo orientare a nostro piacere il mondo, sottomettendolo a un'arbitrio folle. Ma voglio ricordare che dove c'e gente che soffre, forse potremmo cercare di scalzare i pregiudizi e  le verita, per lasciare posto a qualcosA DI PIU UMANO.
    November 22

    Secession

    "Nous, Etudiants sur le Campus de Metz-Saulcy, nous déclarons libérés des droits et devoirs citoyens envers l'Etat Français et déclarons par conséquent la sécession de droit et de fait envers toute autorité dont le principe serait de contraindre le droit à l'Education libre et/ou a sa soumission a une loi autre que celle de la transmission du savoir elle-même, et ce dans les conditions que nous-mêmes jugerons les meilleures possibles."


    Pris de www.paris.indymedia.org


    Je n'ai pas de Mots.
    November 21

    Le blocage

    La sorbonne est, aujourd'hui, bloquée.


    La chose interessant est que c'est le service de securitè, pas soulement les etudiantes, a la bloquer.


    .....




    November 15

    La sorbonne e l'occupation

    h 18:00 L'assemble general vote l'occupation, mais l'action n'arrive encore. La sorbonne est deja sus la sourveillance de beaucoup de securite interne, et des 5 pullman des Cnrs.

    Nous decidons d'aller au cours, sans savoir si apres sera possib le sortir. Mais bon, l'amour pour le savoir e l'inutilitè de la cause revloctionaire nous exorte à y aller.

    h 19:00 un homme de la securitè nous informe que est necessaire evacuer le batiment. Nous descendons les escalier entre securitè privè et arrivons au sortie. Dehors, 20 veicules des CRS en asset de guerre, son en attente. C'est un scenario de guerre civile, sauf que les etudiantes sont 50 maximus et la police au moin le double.

    h 19:10 ma heroicitè et le froit me suggerent la rute pour chez moi. Les veicules de la police et de la gendarmerie continuent à venir. Le 68 est tres loin.
    November 13

    Parigi, le coordinate

    Per tutti quelli che vogliono venirmi a trovare, o avere idea di dove sto, o di come contattarmi:



    Fabio Mattioli, 63 rue bichat, 75010 Paris, France
    Metrò jacques Bonsergent ou Republique, ligne 5 ou 11, 3, 9, 8.

    Ecco casa mia


    Telefoni:

     Fixe       0033 1 42 03 20 04
    Protable  0033 6 37 95 38 73


    Io, a capodanno, sarò qui.